BIM obbligatorio negli appalti pubblici: come stanno le infrastrutture?

Di fronte all’obbligo del BIM negli appalti pubblici, entrato in vigore da quest’anno, come stiamo noi che ci occupiamo di BIM per le infrastrutture?

La mia impressione è che dobbiamo ammetterlo: non molto bene, grazie…
Ci troviamo davvero in una situazione stimolante ma difficile. Per fare alcuni esempi:

  • Da una parte siamo in prima linea: l’obbligo del BIM ci ha già coinvolto, per primi.
  • Dall’altra ci tocca interpretare una metodologia BIM nata di fatto  in ambiente architettonico.
  • Dobbiamo fare i conti con formati di scambio non adeguati, che non sono ancora pronti per noi.
  • Ci stiamo rendendo conto che siamo in pochi, e la richiesta va crescendo esponenzialmente.

Ma non è da noi lamentarci. Leggi nei dettagli come è possibile affrontare queste difficoltà, che sono anche opportunità:

E’ proprio il valore rilevante delle opere di infrastrutture che ci ha messo in prima linea.

Come sai, il cosiddetto decreto BIM (DM 560 del 2017) ha stabilito che l’obbligo del BIM entrasse in vigore quest’anno per le opere complesse sopra i 100 milioni di Euro,  quindi in pratica solo per le infrastrutture più grandi,  E l’anno prossimo si scende a 50 milioni di Euro, l’anno dopo a 15 e così via.  Del resto ANAS ha già cominciato a rilasciare i primi bandi di gara BIM. E quindi?

Non resta che avviare al più presto, o far procedere nel modo più spedito possibile l’adozione del BIM, sia negli studi di progettazione che nelle stazioni appaltanti, che nelle imprese di costruzione, perchè tutti siamo coinvolti: progettisti, fornitori, anche subappaltatori e subfornitori, come da articolo 7 del decreto BIM.
Adozione del BIM che significa investimenti, in hardware, software, ma soprattutto tanta formazione.

Inoltre va notato che il BIM è nato e si è sviluppato prima di tutto a partire dalla progettazione di opere architettoniche ed edilizie.

Non molti anni fa, quando parlavo di BIM per le infrastrutture, vedevo facce stupite, perché per molti, forse ancora adesso, BIM significa architettura. Quindi, il settore delle infrastrutture ha iniziato tardi ad occuparsi di BIM, e perdipiù deve fare i conti con norme di riferimento (dalle PAS alla mitica UNI 11337) che di fatto parlano un linguaggio concepito in ambito architettonico. In molto casi, quindi ci tocca interpretare e tradurre, per adeguarlo alle infrastrutture. Basta pensare ai LOD: qualsiasi tabella esplicativa fa riferimento ad oggetti come muri, porte, finestre. Ma come vanno applicati i LOD per le strade o le ferrovie?

Nel nostro settore, quindi, scontiamo un ritardo che va colmato al più presto. Oltre a far procedere velocemente l’adozione del BIM occorre tanta formazione, e poi formazione e poi ancora formazione.
E poi rivedere i flussi di lavoro, i capitolati d’appalto, costruire modelli informativi per le infrastrutture, dare una mano nello sviluppo di esempi applicativi reali.

Anche i formati di scambio, tanto per dirla tutta, non ci vengono incontro. Tutti parlano di IFC, ma pochi sanno che per le infrastrutture, per ora non va bene. O meglio, non è ancora pronto, le specifiche di IFC per rappresentare correttamente tracciati, strade, ferrovie sono in fase di completamente, ed una volta pronti dovranno essere implementati nel software. Ci vuole tempo.

Nel frattempo, conosci LandXML? Un formato Open, indipendente dagli sviluppatori software, concepito per le infrastrutture. Pensiamoci.

Infine le nuove figure professionali BIM, in riferimento alla norma UNI 11337. Ora che la parte 7 della norma è stata rilasciata, quindi le 4 figure professionali, BIM Manager, BIM Coordinator, BIM Specialist ed il nuovo CDE Manager, sono ben definite assume pieno valore la loro certificazione a cura di ICMQ, che può portare vantaggi alle aziende nei band di gara BIM. Ma hai mai provato a guardare quanti sono i professionisti certificati BIM Coordinator e BIM Specialist per le infrastrutture? Li trovi sul sito ICMQ, sono davvero pochi.

Allora cosa aspetti? Un’ottima occasione per qualificarti in un settore che ha tanto ma tanto bisogno di persone qualificate. Anche in questo caso occorre  tanta ma tanta formazione, perchè, come già scrivevo, è davvero finito il tempo dell’autoapprendimento. 

PS: ringrazio Guido, perchè l’ispirazione per questo articolo è nata da un interessante scambio di email con lui, che fu il mio primo insegnante di progettazione stradale con Civil 3D. Certo, anch’io ho imparato da qualcuno! 🙂

In bocca al lupo a tutti noi…
E viva il lupo! 🙂
Giovanni Perego

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