
Oggi voglio proseguire nel racconto delle buone pratiche BIM, con un esempio molto importante.
Naturalmente, rilanciando un ottimo articolo dei miei colleghi che puoi leggere qui sul Blog Let it BIM
Ma per cominciare ti faccio una domanda:
Sai chi è TELT?
TELT è l’acronimo di Tunnel Euralpin Lyon Turin, il promotore pubblico responsabile della realizzazione e della futura gestione della linea ferroviaria transfrontaliera tra Susa/Bussoleno in Piemonte e Saint-Jean-de-Maurienne in Francia, per un totale di 65 km, di cui l’89% in galleria.
Costituita il 23 febbraio 2015, vede una partecipazione al 50% tra Ferrovie dello Stato Italiane (FS) e lo Stato francese.
TELT è impegnata, quindi, nella realizzazione della tratta più importante ed impegnativa della ferrovia ad alta velocità ed alta capacità (AV/AC) Torino – Lione, che si estende per 270 km.
Ferrovia che permetterà di accorciare fortemente i tempi di viaggio di passeggeri e merci tra l’Italia e la Francia, e di spostare milioni di mezzi pesanti dalle strade alla ferrovia, evitando la produzione di un milione di tonnellate di CO2 all’anno.
Il costo della tratta, certificato da un ente terzo, è di 8,6 miliardi di euro (in euro 2012), cofinanziati al 40% dall’Europa, al 35% dall’Italia e al 25% dalla Francia.
TELT Impiega 250 professionisti, divisi al 50% tra Italia e Francia in diversi settori come l’ingegneria, le costruzioni, la sicurezza, l’ambiente, ma anche in ambito giuridico, finanziario e comunicazione.
La Società promuove la parità di genere (il 50% del personale è costituito da donne) e può contare su 4 certificazioni di qualità e su 4 livelli di controllo.
Bene, immaginati con quanto piacere e con quanto impegno nel 2023 abbiamo partecipato, ed abbiamo vinto, la gara indetta da TELT per l’assistenza all’implementazione della metodologia BIM.
Ci stiamo lavorando, ormai, da un anno e mezzo, e visto che Il processo BIM è partito in una fase intermedia del progetto, la sua introduzione comporta maggiori attenzioni, rispetto a un’opera che nasce utilizzando il BIM fin dall’inizio.
Inoltre la Francia, al contrario dell’Italia, non ha l’obbligatorietà sul BIM, anche per le gare di notevole importo, e TELT è un promotore pubblico di giurisdizione francese.
Tuttavia, nei contratti tra la Società e i Consorzi che eseguono i lavori di realizzazione, le norme italiane sono richiamate e costituiscono quindi un preciso riferimento per i progettisti e i costruttori dell’opera, sia in Italia che in Francia.
Durante l’analisi dei processi, necessaria per l’introduzione del BIM, ho avuto il piacere di conoscere l’ingegnere Salvatore D’Alfonso, BIM Manager di TELT, che a questo proposito ha dichiarato:
“Abbiamo cercato di risolvere questa differenza imponendo anche le norme italiane per un controllo più omogeneo nella realizzazione dell’opera. La nostra sarà una gestione unitaria dei cantieri sia in fase di costruzione che di operatività, con precisi vincoli di tempistica, costi e qualità di realizzazione”.
La Torino- Lione è un’infrastruttura estremamente complessa sia per dimensioni sia per l’obiettivo di ridurre al minimo l’impatto ambientale. Il modello BIM si è già dimostrato decisivo per semplificarla.
La metodologia BIM in TELT è basata su di un modello digitale intelligente dell’opera in tutte le sue componenti, sia in superficie che in sotterraneo, sia per le opere civili che per le tecnologie, in grado di fornire tutte le informazioni necessarie sia in fase di costruzione in atto che nella successiva fase di gestione.
Quindi garantisce una serie di importanti requisiti:
- Trasparenza della collaborazione, della condivisione dei dati e delle informazioni;
- Concorrenza data dall’interoperabilità mediante formati aperti non proprietari;
- Concorrenza tra i fornitori di tecnologie;
- Apertura al coinvolgimento di specifiche progettualità tra i progettisti.
In questo modo, vengono pienamente soddisfatti i tre principi ispiratori del Codice dei Contratti Pubblici italiano: principio di risultato, principio della fiducia, principio dell’accesso al mercato, su regole di concorrenza, imparzialità, non discriminazione, pubblicità e trasparenza, proporzionalità.
TELT esprime soddisfazione anche per i vantaggi tout court del modello BIM: dalla gestione dell’intero ciclo di vita dell’opera in ogni suo aspetto, alla riduzione della complessità attraverso il monitoraggio su tutte le componenti, fino alla georeferenziazione del Digital Twin e alla conservazione dell’intera storia del progetto prima e dell’opera poi.
Il monitoraggio in BIM consente poi di tenere costantemente sotto controllo i parametri di sostenibilità del cantiere, intervenendo in tempo reale su eventuali problematiche riguardanti l’ambiente, la sicurezza sul lavoro, e tutto ciò che rientra nell’universo ESG.
Rilevante anche l’apporto alla comunicazione della sostenibilità dell’opera: applicando i concetti di Digital Twin anche in fase di cantierizzazione, si possono ottenere degli indicatori chiave che consentono di fornire una corretta comunicazione su tutti i livelli.
Per l’adozione del BIM, TELT ha seguito il Metodo One Team: dall’analisi per l’individuazione del livello di maturità BIM alla formazione del team di lavoro, dal project coaching su progetto pilota BIM alla standardizzazione dei workflow operativi fino all’ottimizzazione dei flussi di lavoro e al monitoraggio in cantiere. Una preparazione a 360 gradi per uno dei progetti più importanti degli ultimi anni.
Questo il commento di Salvatore D’Alfonso, BIM Manager di TELT:
“Abbiamo realizzato una libreria e un dizionario degli oggetti BIM: i cantieri lato-Francia li stanno già utilizzando. In prospettiva, tutto tornerà utile per i cantieri in divenire. Questo è un progetto unico che non poteva non essere impostato in BIM nonostante la sua origine più tradizionale”.
Bene, se vuoi approfondire:
Qui trovi tutte le Case History BIM di One Team
Alla prossima!
Giovanni Perego, detto GimmiGIS




































Nov 19 2024
La soglia per il BIM obbligatorio dal 2025 sale a 2 milioni di euro?
Il 21 ottobre il Consiglio dei Ministri ha approvato, in via preliminare, il Correttivo al Codice Appalti.
Questo provvedimento, che deve ancora seguire il suo percorso parlamentare, introduce numerosi cambiamenti, che riguardano anche il BIM:
Bene, fermo restando che prima di essere approvato definitivamente il Correttivo può essere ancora modificato, ecco le mie prime considerazioni.
Ti anticipo che queste modifiche rischiano di aumentare, e non diminuire i problemi delle Stazioni Appaltanti. Ti spiego perchè.
Prima di tutto, non posso evitare di notare che ci troviamo di fronte ad un provvedimento dell’ultimo momento, in prossimità della soglia fatidica del 1^ gennaio 2025.
Si vuole modificare negli ultimi due mesi un percorso iniziato ormai da sette anni, con il cosiddetto Decreto BIM (DM 560 dell’1-12-2017).
Percorso che aveva visto un’altra tappa importante nel 2021, con un nuovo Decreto (DM 312 del 2-8-2021).
Decreto che, vorrei far notare, andò incontro già allora alle Stazioni Appaltanti, con la proroga di un anno delle soglie non ancora applicate per l’obbligatorietà del BIM, ed eliminando l’ultimo passaggio, quello che avrebbe reso obbligatorio il BIM per tutti gli appalti, anche sotto 1 milione di euro.
Percorso infine confermato e consolidato dal Codice Appalti del 2023 (D. Lgs. 36 del 2023), che ora si vuole correggere.
Purtroppo, ora siamo tornati nell’incertezza, anche se viene affermata la volontà di concludere l’iter del Correttivo entro la fine dell’anno.
Sinceramente, non mi sembra questo il modo migliore per permettere alle Stazioni Appaltanti di pianificare la propria organizzazione e renderla più efficiente.
Clic qui o sull’immagine per saperne di più
Un altro aspetto importante.
Le Stazioni Appaltanti dovranno attrezzarsi nell’adottare il BIM per i bandi di gara di progettazione e realizzazione di di lavori al disopra dei 2 milioni di euro, ma saranno spinte a mantenere le vecchie procedure per i lavori che restano al disotto di questa soglia.
Sì, perchè il combinato disposto del Decreto del 2021, che ha abolito l’obbligatorietà del BIM per tutte le gare, senza più alcuna soglia, e l’aumento della soglia che scatterà nel 2025, porta una buona parte dei bandi di gara a ricadere al difuori dell’obbligatorietà del BIM.
Quindi le Stazioni Appaltanti, per far fronte a questi bandi, vengono spinte a mantenere in essere il metodo tradizionale, ormai inefficiente e superato.
Mi sembra evidente che per una qualsiasi organizzazione, dover mantenere in essere contemporaneamente due differenti procedure, comporta una notevole spreco di tempo e risorse, e rischia di generare grande confusione.
Sarebbe stato saggio, se proprio era necessario aumentare a 2 milioni di euro la soglia che entrerà in vigore con il 2025, definire l’anno in cui entrerà in vigore la soglia di 1 milione, e meglio ancora, un ulteriore anno in cui non vi sarà più alcuna soglia, come prevedeva il Decreto BIM originale del 2017.
Infatti, vale la pena di ricordare che il BIM mette a disposizione una metodologia innovativa e conveniente che rende più efficiente sia la progettazione che il cantiere, garantisce la massima trasparenza e la riduzione dei tempi e dei costi.
Solo la sua adozione per tutti i lavori potrà portare a compimento il lungo processo di efficientamento delle Stazioni Appaltanti.
Altrimenti, aumenteranno ancora di più le difficoltà, ad esempio nel rispettare i tempi stringenti richiesti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.
Quello che mi consola, è che nessuno potrà impedire alle numerose Stazioni Appaltanti che hanno avviato seriamente il percorso di adozione del BIM, di adottarlo per tutti i prossimi bandi di gara, anche quelli sotto soglia, come già sta avvenendo in molti casi.
Teniamoci informati!
Giovanni Perego